PARTECIPARE
per costruire la "città" di tutti,
aperta a tutti
Giovanni Paolo II definisce così la solidarietà: "essa non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti".
Siamo nel mondo per contribuire alla costruzione di una casa abitabile per tutti. E tutti e ciascuno siamo chiamati a fare la nostra parte. Nessuno, di fronte alla realtà che incontra ha il diritto di mettere fuori dalla porta il cartello con su scritto. "Non disturbare". Se per i credenti il mondo è opera della creazione di Dio, esso tuttavia è stato consegnato all'uomo perchè lo renda più bello e più umano. Abbiamo la responsabilità della costruzione di un presente e di un futuro vivibile e felice per tutte le persone che abitano e abiteranno la terra. Aurelio Peccei, già nel 1984 scriveva che oggi non è più dipendente nella costruzione del futuro, da elementi naturali, mentre la sua azione va acquistando sempre maggior peso nel progettare il proprio avvenire: "Per la prima volta nella storia, l'avvenire sta diventando il prodotto tipico dell'uomo. Il corso degli eventi è già opera sua e dipenderà sempre di più da quanto egli farà e da come e quando lo farà".
Ciò comporta innanzitutto l'impegno politico. Nessuno hai diritto di delegare ad altri la costruzione della città dell'uomo. Ognuno con le proprie idee, le proprie aspirazione e i propri sogni. Mettendo in gioco se stessi. Occorre mettere da parte ogni forma di apatia e di scetticismo. Il mondo è nelle mani nostre. È di tutti. La vera democrazia non è delega a qualcuno. Va ben oltre le forme tipiche del voto una volta ogni tanto. Partecipazione è sentirsi parte. Accettare la sfida della responsabilità, mettersi in gioco.
Ciò comporta un vero e proprio investimento sulla speranza, che, come afferma il sociologo Roger Garaudy, "è la decisione militante di vivere con la certezza che non abbiamo esaurito tutti i possibili se non tentiamo l'impossibile".
"Soltanto quando i membri di un gruppo arrivano a concepirsi come 'noi' sono in grado di formare sindacati e associazioni di difesa. Fino a quel momento sono solo i lavoratori della fabbrica o dell'industria, gli abitanti della tale o dellla tal'altra baraccopoli, i singoli fittavoli di questo o quel proprietario terriero. Fino a che non hanno fondato il movimento dei 'sem terra', i contadini senza terra del Brasile erano solo famiglie isolate che soffrivano la fame. Essere capaci di concepirsi come 'noi' rispecchia un potere reale" (Susan George)
"Ci dicono che è impossibile la pace, noi troveremo la speranza se sapremo giocare la nostra vita sulla pace. Ci dicono che è impossibile trattarci da fratelli; noi ci sentiremo vivi solo se tratteremo da fratelli tutti quelli che incontriamo per strada, anche se non appartengono al nostro gruppo, al nostro partito o alla nostra chiesa. Ci dicono che chi perdona è un debole; noi ci sentiremo vivi solo se sapremo perdonare fino a settanta volte sette" (Roger Garaudy)
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