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L'Oscar dell'infamia

da "La Rinascita"

Erano oltre mille le multinazionali presenti a Davos in Svizzera al World Economic Forum a cui partecipano ormai da anni i maggiori esponenti della politica mondiale. Ancora una volta, è stata la fotografia del connubio stretto tra stati e multinazionali, tipico di questo modello di globalizzazione che crea ricchezza solo per i ricchi. Ne esce quel mondo squilibrato che tutti abbiamo sotto gli occhi e che, per reggersi, ha bisogno perfino della guerra. Per di più preventiva. Chi è fuori dal giro diviene inutile. Gli resta soltanto, come ultima risorsa, "il capitalismo compassionevole". L'elemosina. Come a dire che ai più poveri non è dato sperare in politiche che mirino alla loro integrazione sociale, bensì soltanto nella generosità dei ricchi. E qui comincia la ressa. Bill Gates annuncia la sua entrata nella cordata della lotta contro l'Aids. Altre imprese multinazionali si sono attrezzate per rispondere ad altre urgenze, in una corsa che non può non destare qualche sospetto. Ultimo anche Berlusconi che, al compleanno di Don Gelmini, celebrato in pompa magna davanti ad un esercito di Ministri, non si è lasciato sfuggire l'occasione di annunciare in televisione l'offerta di dieci miliardi del suo patrimonio di famiglia.

Eppure dovrebbe essere chiaro a tutti che ci sono diritti umani a cui politica ed economia sono tenute a dare risposte. Non aiutando che è rimasto indietro ma facendo in modo che nessuno resti indietro. Donne e uomini di questo pianeta, in quanto cittadini del mondo, hanno dei diritti inviolabili che non possono esser affidati all'assistenza, bensì alla politica. Sono cittadini, non consumatori o produttori. Sono persone "non risorse umane". Mai e poi mai possono divenire "esuberi". Hanno fatto bene, allora, le Organizzazioni della società civile a consegnare a Davos gli "oscar dell'infamia" a cinque grandi imprese multinazionali.

Alla "Dow Chemical Company"- erede della "Union Carbide" responsabile per la tragedia di Bhopal del 1984 costata la vita a 20.000 persone - è andato il premio di biasimo per i diritti umani. Alla "Royal Dutsch/Shell", azienda petrolchimica che tanto ha fatto per ripulirsi l'immagine negli ultimi anni, un riconoscimento per aver dimenticato gli errori del passato in Nigeria. Al gigante dei supermercati, la statunitense Wal-Mart Stores che ha rinunciato a qualsiasi tipo di contratto collettivo e che è ormai ritenuto fra i peggiori datori di lavoro al mondo, è andato il premio per i diritti dei lavorator. Alla multinazionale olandese KPMG, che conta oltre 100.000 revisori contabili, il premio per chi truffa il fisco.

Il premio del pubblico è andato alla svizzera Nestlé per tre argomenti: la vendita di latte in polvere per neonati, la conquista del mercato dell'acqua potabile, e la sua politica aziendale in Columbia, dove ha licenziato le maestranze per riassumerle a prezzi più bassi.
Nessuno dei "vincitori" si è presentato a ritirare il premio. Ma noi ricordiamoceli bene questi nomi. Anche quando si faranno avanti per sponsorizzare iniziative umanitarie.