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Il Nobel per la pace a una donna africana
da "Il Mattino", 8 ottobre 2004
"Troppo istruita, troppo forte, troppo riuscita, troppo testarda, fuori controllo". E' la motivazione con cui il marito, da cui ha avuto tre figli, ha deciso, anni fa, di chiedere il divorzio da questa donna forte, che con la sua vita e con le sue attività ha sconvolto il suo paese e l'Africa intera. Wandari Maatha si sente figlia di un'Africa che, come dice spesso: "è donna". Ed è a partire dalle donne che ha svolto fino ad oggi tutta le sua attività. E' lei la prima donna, che con tante difficoltà anche da parte degli studenti, diviene docente all'Università di Nairobi.
E' lei la leader del Consiglio delle donne del Kenia, da cui nasce il "Green Belt movement", un movimento ecologista che oggi è presente il oltre trenta paesi africani e ad Haiti e che, dalla fondazione, ha piantato oltre 30 milioni di alberi.: "quando pianto un albero e lo vedo crescere - e, se dà frutti, vedo i bambini che li mangiano - sento che è una gran cosa". Ma il suo impegno ambientale è caratterizzato da una forte visione antropologica "Se si vuole salvare l'ambiente occorre innanzitutto proteggere la gente, perché l'essere umano fa parte della biodiversità. E se non siamo capaci di proteggere la nostra specie, che senso ha proteggere le altre?".
Proprio per questa sua visione globale dell'impegno ambientale, si è scontrata diverse volte con il Governo Keniano presieduto dal Dittatore Moi. Fino ad essere più volte incarcerata. E proprio per questo è stato importantissimo il suo impegno nelle passate elezioni, quando il popolo Keniano ha eletto un nuovo presidente, nel cui governo Wangara Maathai siede come sottosegretario all'ambiente. La sua concezione dell'impegno ambientale la porta infatti a scontrarsi con i problemi sociali, a farsi carico della povertà della gente e soprattutto dalla fatiche che le donne sono costrette a fare per trovare la legna per il fuoco e per portare a casa l'acqua indispensabile per sopravvivere. Chilometri e chilometri di strada. Che aumentano sempre di più, perché le fonti si esauriscono e gli alberi vengono tagliati. Paradossalmente, dice Wandari, "i poveri che dipendono per vivere dall'ambiente, sono accusati di esserne i distruttori. Perché tagliano gli alberi per il fuoco".
"E' per questo - continua - che io insisto sul fatto che occorre innanzitutto elevare le condizioni di vita dei poveri, se si vuole salvare l'ambiente".
Una donna forte che ha dato identità e coraggio a tutte le donne del Kenia. Tanto che è diventato ormai un'abitudine tra le ragazze keniote, quando qualcuna si manifesta particolarmente forte e coraggiosa sentirsi dire: "Sei una Wangari". E sono le donne il perno per una rinascita dell'Africa. Anche se continua a persistere il maschilismo, anche se gli uomini continuano a pensare che le donne debbano dipendere, e stare sottomesse. Tante volte - racconta, è stata ridicolizzata perché, essendo donna, svolgeva attività politica. Oggi questa donna che anche il parlamento veniva spesso presa in giro per essere tale e, per di più, divorziata, riceve il Premio Nobel per la Pace. Prima donna dell'Africa ad avere questo riconoscimento. Un riconoscimento alla società civile di un continente, troppo spesso ritenuto un buco nero in cui tutto si perde.
Wangari, infatti, non è sola in Africa. Tante altre persone, conosciute e sconosciute, da anni ormai si stanno organizzando per resistere, progettare, sperimentare vie che non siano quelle imposte ai paesi poveri da un occidente che pensa soltanto ai propri interessi.
Il premio Nobel attribuito a lei può essere il punto di partenza per una rinascita di tutto il continente. Gli africani - e ormai sono in tanti a dimostrarlo - hanno intelligenza, doni, capacità e cultura sufficienti per essere artefici del loro presente e del loro futuro. Basta soltanto che il vecchio occidente che vede l'Africa solo come un'enorme discarica di rifiuti e una cava di ricchezze a basso costo, sia capace di fare non uno, ma mille passi indietro.
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