eugenio melandi

home pagecontatti

i verbi della solidarieta'insieme possiamotestimonianze e vocinero su bianco

Eppure l'Africa continua a vivere

da "Il Mattino", luglio 2002

Nel 2001 nell'Africa subsahariana l'Aids ha fatto 2.300.000 vittime.
Una vera e propria catastrofe umanitaria. Alcuni paesi ne sono particolarmente colpiti. In Zimbabwe ormai un terzo della popolazione adulta è infettata dal virus, mentre in Bostwana la percentuale si attesta sul 39%. Ogni anno queste cifre vengono snocciolate in un rapporto preparato dalle Nazioni Unite. E ogni anno, da quando si conosce questa malattia, le cifre sono sempre più scoraggianti.
Due anni fa, ad esempio, in Botswana la percentuale degli infetti era del 36%. Il 3% in meno di oggi. Si apre con questi dati, e ancora una volta tra le polemiche, a Barcellona, la quattordicesima conferenza internazionale sull'Aids.

Ogni 11 secondi una persona muore a causa di questa malattia. Ogni 6 secondi una persona nuova è contagiata. Non fa sconti a nessuno il documento preparato dalle Nazioni Unite. Dice Peter Piot, Direttore esecutivo dell'Onusida: "Non siamo ancora arrivati all'apice. la devastazione senza precedenti provocata da questa epidemia negli ultimi vent'anni si moltiplicherà più volte nei prossimi decenni, se non si interverrà in maniera massiccia". Ma i paesi ricchi fanno orecchie da mercante. Sarebbero necessari dai sette ai dieci miliardi di dollari ogni anno fino al 2005. Lo scorso anno i G8 a Genova avevano promesso di stanziare 10 miliardi di dollari (una cifra già di per sé insufficiente perché dovrebbe servire anche per combattere anche la malaria e la tubercolosi).

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha fatto sapere di aver stanziato due miliardi di dollari. Ma non è in grado di dire quanta parte di tale somma sia stata già versata. In ogni caso, una goccia in un oceano. Intanto i numeri sono catastrofici. La malattia si espande in maniera sempre più veloce e, nei paesi poveri, le persone trattate con medicinali appropriati sono un'infima minoranza (in Africa subsahariana 30.000 su 29.000.000). Uno studio americano pubblicato la scorsa settimana afferma che a causa dell'Aids la speranza di vita è scesa sotto i 40 anni in sette paesi africani, mentre cinque di essi - Botswana, Mozambico, Lesotho, Swazilabd e Sud Africa - la popolazione sta diminuendo. Ci sono, cioè, più decessi che nascite. E torna a circolare insistente la voce che quella dell'Aids sia una epidemia voluta e programmata da qualcuno per disfarsi del peso dei poveri del mondo.

D'altra parte non c'è ancora qualcuno che sostiene che il sottosviluppo e la fame dell'Africa derivano soprattutto dalla crescita demografica? Intanto A Durban, in Sudafrica, i capi di stato africani si incontrano per dare vita all'Unione Africana. Un passo in avanti in quel sogno dell'Unità tanto cercata dai Padri fondatori dell'Africa moderna: da Sekou Touré a Kwame Nkruman, a Jomo Keniatta. L'Organizzazione per l'Unità Africana (OUA) si trasforma in Unione Africana (UA). Non è solo un cambiamento di nome, ma l'inizio di un cammino che possa condurre ad uno spazio comune africano, anche sull'esempio dell'Unione Europea.

Ci sono tanti problemi che appaiono insuperabili anche in questo cammino. Soprattutto, come dice in una lunga intervista apparsa ieri su un giornale della Costa D'Avorio, il Segretario dell'OUA, di carattere economico. Nasce l'UA, ma non si hanno i fondi minimi per portarla avanti. Ancora una volta lo scoglio della povertà.
Eppure gli africani non demordono. Abitano in un continente pieno di drammi. Ma hanno voglia di vivere. Nonostante tutto. Contro tutto. Per questo sono ancora capaci di fare progetti.
Per questo non smettono di sognare.