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Cavie umane
da "La Rinascita della sinistra"
Ultime dal fronte africano. Antenne 2 in un reportage di qualche giorno dà una notizia sconcertante. Una multinazionale farmaceutica americana sta sperimentando farmaci anti-Aids su camerunesi sieronegativi probabilmente anche su cittadini di altri paesi africani. I farmaci verrebbero somministrati a fronte di compensi ridicoli. Le cavie sarebbero istigate e tenere comportamenti fortemente a rischio. Unica assicurazione l'impegno a farsi carico delle cure necessarie in caso di contrazione della malattia. Nessuna informazione, anzi, silenzio assoluto, sulla possibilità di contrarre altre malattie ugualmente mortali.
Di più. Il governo ne sarebbe informato, ma il responsabile governativo della lotta contro l'Aids afferma di non avere strumenti per agire contro queste sperimentazioni. Ciò significa di fatto che il governo è sotto schiaffo. O, peggio ancora, pagato. Lo stesso servizio raccontava che in Cina (nella Cina profonda,non quella luccicante delle grandi città industriali) interi villaggi di contadini sono scomparsi. Le autorità avevano offerto denaro per prelevare sangue. Ma pare che le siringhe fossero infette.
Risultato: gli abitanti di villaggi interi sono morti o sono costretti a convivere con il virus. Senza nessun aiuto perche il governo fino a poco tempo fa pretendeva che l'AIDS non esistesse nel paese. Paesi completamente diversi. Ma fatti che hanno la medesima matrice. Quella di chi - nei fatti - ha deciso che esistono persone di serie a e persone di serie b. Persone che hanno diritti e persone che non ne hanno. E torna in mente il coraggio di Nelson Mandela che qualche settimana fa non ha avuto paura di annunciare lui stesso la morte di suo figlio a causa del virus hiv. Lanciando un appello accorato: basta tabù.
L'Aids è una tragedia che si può e si deve sconfiggere. Un sasso nello stagno di un'informazione che fa distinzioni anche nelle tragedie. Gli occhi del mondo erano tutti puntati sul sud est asiatico dove una tragedia immane ha fatto oltre duecentomila morti. Ne è scaturita una gara di generosità che, tuttavia, non può essere esente da sospetti. Ci sarebbe stato tutto questo slancio di solidarietà se non si fossero contate anche tante vittime europee o americane? Non è forse vero che questo disastro l'abbiamo sentito proprio per questo più vicino a noi? Più nostro? Dicono gli esperti che l'onda distruttiva dello tsunami ha impiegato otto ore per arrivare sulle coste africane.
Ma nessuno ha avvisato i somali o i kenioti o i tanzaniani che sono morti per questo stesso disastro. Nessuno o pochi ne hanno parlato in seguito. Pochissimi si sono mossi per dar loro una mano. Quando, qualche anno fa, la Banca del mondo scriveva che nel mondo esistono un miliardo duecento milioni di persone inutili forse aveva in mente proprio questo. L'Africa è un continente ricchissimo, abitato però da gente che non ha posto nel grande mercato internazionale. Ciò che interessa dell'Africa non è la sua gente, ma le sue ricchezze. Anche nelle tragedie e nei disastri ci sono figli e figliastri.
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