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Bangladesh tra fango e povertà
da "Il Mattino", 3 agosto 2004
È coperto ormai per due terzi dall'acqua questo paese che sembra destinato ad essere sempre più povero. Grande come mezza Italia, ha una popolazione che supera i 130 milioni di persone, senza nessun altro reddito che quello che proviene dalla agricoltura e dalla pesca. Adagiato sul delta dei due grandi fiumi Gange e Bramaputra, sacri per gli Hindù, il Bangladesh torna sistematicamente agli onori della cronaca quando i monsoni, che quest'anno sembrano non avere più fine, provocano piogge incessanti e grandi alluvioni. Il paese è abituato ormai a questi eventi, anche se quest'anno la furia delle inondazioni ha provocato quasi il crollo dell'intero paese. Non si tratta soltanto di contare le vittime, o i dispersi, o coloro che sono restati senza nulla per vivere. Insieme con questi danni che toccano direttamente la vita delle persone, vanno computati quelli alle infrastrutture, al sistema fognario, alla viabilità, alla stessa possibilità di coltivare i campi e di organizzare la pesca.
Ci vorranno anni prima che tutto possa essere rimesso in sesto. Perché le acque dei fiumi si mescolano con quelle del mare e molti terreni non lontani dalle coste dovranno essere bonificati perché ricoperti di sale. Poi la ricostruzione delle minime infrastrutture per permettersi di muoversi in questo paese coperto da fiumi. Infine rimettere in sesto quel po' di economia che permetta di vivere a chi abita nelle città. Intanto, come ogni disastro, anche questo si porta dietro una compagnia di mali: dalla mancanza di acqua potabile, alle malattie, con il rischio di una vera e propria epidemia di colera. Un disastro nel disastro se si tiene conto del fatto che buona parte della popolazione soffre in modo quasi endemico di malaria. Il "Bel Bengala dorato" cantato dal poeta premio Nobel per la letteratura, Tagore, sembra destinato dalla sua geografia e dalla sua storia ad una vita difficile. La sua recente storia, innanzitutto.
La lotta nonviolenta di Gandhi e dei suoi compagni non era riuscita a unire le due grandi componenti religiose della penisola indiana: Musulmani e Hindu. Una volta ottenuta l'indipendenza il paese si divise in due: da una parte l'India a maggioranza Hindù e dall'altra il Pakistan, a maggioranza musulmana. Ma il Pakistan, a sua volta era diviso in due tronconi: occidentale e orientale, distanti uno dall'altro oltre mille chilometri. L'indipendenza per il Pakistan Orientale, più piccolo e più povero di quello occidentale, si era trasformata in una nuova colonizzazione.
Nel 1972, una sanguinosa guerra porta all'indipendenza con la nascita di un paese che tuttavia, da sempre legato all'India e al Pakistan, Non ha una sua vera e propria autonomia economica. Poi la sua geografia. Il Bangladesh è posto sulle foci dei due grandi fiumi sacri al mondo indù e dall'acqua riceve la vita, ma anche la morte. Anche se quella di quest'anno è particolarmente devastante, ogni anno nel tempo dei monsoni, la pioggia battente provoca inondazioni e disastri per la popolazione. Un fenomeno difficilmente controllabile e che va crescendo, anche a causa dei cambiamenti climatici dovuti all'inquinamento e al buco dell'ozono. Sono anche questi i risultati della mancata applicazione degli accordi di Kioto. Mentre le acque di questo enorme diluvio stanno ritirandosi dal paese, forse sarebbe il caso che i grandi di questo mondo si interrogassero. Alla fine di tutto, anche i disastri climatici e ambientali sono sempre pagati da chi è più debole.
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