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Abbé Pierre, 90 anni e ancora sogna

da "solidarietà Internazionale"

90 anni per gli altri
Non sappiamo cosa avrà pensato l'Abbé Pierre il 5 agosto scorso quando ha compiuto 90 anni. Certo gli saranno passati davanti agli occhi tante persone incontrate durante la sua lunga vita. Dal papà, barbiere a Lione, che la domenica andava nelle periferie della città a fare la barba e i capelli gratis ai poveri. Oppure le tante facce spaventate degli ebrei, condannati dalle leggi razziali naziste e che lui accompagnava sistematicamente al di là delle frontiere, Le tante volte in cui ha fatto documenti falsi per aiutare qualcuno di loro.

Oppure il volto senza vita di quel ragazzo che non aveva avuto la forza di aspettare tre giorni e che, piuttosto che finire in mano ai nazisti, si era impiccato ai travi dell'alloggio di fortuna in cui lo aveva sistemato in attesa di preparare i documenti. "I poveri non possono aspettare", aveva detto davanti a quel cadavere. Oppure il suo primo compagno di strada a Emmaus.

Quell'uomo disperato che lui aveva strappato ad un ennesimo suicidio chiedendogli di dargli una mano. Era nato il movimento Emmaus. Un movimento strano, fatto di gente che la società per bene rifiuta. Gente che a Emmaus ha riconquistato la propria dignità, non chiedendo l'elemosina a nessuno, ma mantenendo se stessa e aiutando gli altri con il proprio lavoro. Avrà pensato alla fantasia dei poveri. Capaci di inventarsi un lavoro riciclando i rifiuti.

Prima ancora che nascessero i movimenti ecologisti e che esplodesse la moda verde. Forse avrà anche ricordato i tanti riconoscimenti ricevuti in ogni parte del mondo. Gli sarà venuto in mente che per tanti anni è stato l'uomo più conosciuto in tutta la Francia. Che tutt'oggi i sondaggi lo danno come una delle personalità più popolari. Nonostante l'età e gli acciacchi. 90 anni sono una vita. Le forze deperiscono e si annebbiano i ricordi. Si comincia a pensare al tempo delle "grandi vacane". Anche i grandi, uno alla volta se ne vanno.

Come è successo non più di qualche anno fa al suo amico-fratello dom Helder. E a tanti che sono stati con lui nella meravigliosa avventura che è stata la sua vita. Tanta gente incontrata. Tanti paesi. Le oltre trecento comunità di Emmaus sparse per il mondo. I suoi "compagnons", fieri di far parte di una famiglia nata dalla costola di un padre come lui. Avremmo voluto essere nella sua testa e nel suo cuore quel giorno. Per scoprire i suoi pensieri più profondi.

Ma, forse, l'Abbé, compiendo i suoi 90 anni, non ha pensato a nulla di tutto questo. Ancora una volta avrà fatto dei progetti, avrà sognato. Il passato è passato. Tutto sta scritto nel grande libro della vita. Non c'è tempo per voltarsi indietro. Dal giorno in cui, seguendo l'invito del vangelo, "ha messo mano all'aratro", non ha più avuto il tempo per pensare al passato.

E adesso, a 90 anni, i vizi non si correggono. E lui il vizio di sognare anche a 90 anni può permetterselo. Tanti grandi di questo mondo non possono. I loro non sarebbero sogni ma incubi. Incubi i sogni dei potenti, dei ricchi, di quelli che hanno speso la vita solo per se stessi. Sogni grandi e pieni di speranza quelli di chi ha speso la vita per gli altri. Qualche giorno fa, quando ha varcato la fine dei suoi 90 anni, crediamo che l'Abbè si sia ancora una volta messo a sognare e a progettare.

Sogni e progetti capaci di varcare il futuro e di diventare realtà. Sogni e progetti ancora una volta scaturiti dalla sua domanda e dalla sua inquietudine di sempre: ".et le autres?". ".e gli altri?". Una domanda consegnata a tutti quelli che l'hanno conosciuto perché diventi anche la loro inquietudine.