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Johannesburg: per favore smettetela


E' nato male e continuato peggio questo ennesimo vertice. Già si sapeva che Bush non sarebbe andato. Che gli Usa avrebbero continuato il loro isolamento. Che l'Europa non sarebbe stata capace, come le cose richiederebbero, di assumere la leadership di un nuovo modello di partenariato tra paesi ricchi e poveri e di rapporto diverso con la natura. Rugge l'Europa, prende posizioni anche coraggiose, ma alla fine si adegua. Come sempre. Non ha il coraggio di assumere una posizione chiara e di portarla avanti fino in fondo, anche a costo di rompere con gli Usa. Fare il vertice a Johannesburg poi significava mettersi a confronto con il dramma africano, che proprio qui in questa città storica legata alla lotta contro l'apartheid, assume il volto dei quartieri neri della periferia. Proprio nei giorni precedenti, i senza terra sudafricani avevano manifestato con forza, fino a farsi arrestare, annunciando che avrebbero fatto di tutto per far fallire il vertice.

Ma di tutto questo i rappresentanti dei diversi governi non hanno avuto sentore. Chiusi nei loro lussuosi ghetti, non sanno veramente cosa avvenga fuori dalla sala. Non riescono a capire che il mondo è ad una svolta critica. Che il rapporto tra ricchi e poveri vanno sempre più deteriorandosi. Loro, però, non sanno di che cosa veramente si tratti. Sono andati, scortatissimi e muniti di foto e video camere, a visitare Soweto e le bidonvilles che circondano la città. Solo una visita turistica. Una foto da mettere nell'album. Ma poi, se ne sono tornati alle loro discussioni di sempre, sapendo che non sarebbero riusciti a combinare nulla. Il fatto è che ormai lo scontro vero è tra posizioni che non possono essere conciliabili tra di loro. Troppo diversi e lontani e punti di partenza, completamente opposti gli obiettivi. Così, con Johannesburg, si consuma la saga senza fine dello sviluppo.

Aggettivato o no, sostenibile o no, questo termine "tossico" chiude a Johannesburg la sua storia. Ormai sappiamo che dietro questa parola si nascondono soltanto gli interessi dei paesi ricchi; le brame delle multinazionali, la voglia di mettere tutto nelle mani di un mercato che a sua volta è gestito secondo gli interessi delle grandi imprese private. Ha solo ragione il rappresentante del governo svizzero quando dichiara di vergognarsi di dovere assistere, dopo oltre 200 conferenze internazionali, ad un ennesimo incontro in cui si prendono i poveri per i fondelli. Un caso per tutti è quello dell'acqua. Commenta Riccardo Petrella: "gli obiettivi del contratto mondiale dell'acqua sono ancora lontani dall'essere accettati ed inseriti nella dichiarazione finale del Summit e del Piano di azione. La tendenza espressa finora dai governi resta quella di non voler assumere impegni sul piano formale ed ufficiale. Si punta solo ad assumere impegni specifici per il finanziamento di alcuni progetti, lasciando ai vari partner presenti sul mercato mondiale la scelta dei progetti per i quali impegnarsi".

Ormai, sulla scia del vangelo della globalizzazione, i veri interlocutori non sono più i governi, ma le grandi imprese private. Che tentano tutti. Dallo stesso contro-vertice promosso dalle Organizzazioni Non governative, dove si affollano gli stand delle grandi firme, fino agli accordi "puliti" tra alcune compagnie private e gli stessi gruppi ecologisti. Ultimo fra tutti Green Peace. La BMW lancia il kit sull'auto ecologica da distribuire nelle scuole: De Beers, la grande multinazionali dei diamanti, responsabile di tanti conflitti in Africa, che finanzia la lotta contro l'Aids. Sono loro i "samaritani" del secolo che è appena cominciato. Finita la politica entrano in campo gli affari. E anche l'ecologia, se ben gestita, può rappresentare un bel business. Commenta Rosario Lembo: "Le soluzioni e le modalità di accesso ai fondamentali diritti umani diventano un opzional, cioè un impegno subordinato alla capacità dei governi di trovare sponsor e finanziatori. I poveri si arrangino".

Forse è davvero arrivato il tempo di capire che i poveri o si arrangiano o saranno perennemente fottuti. Non si aspettino aiuti dagli altri. Sarebbero avvelenati. Non si aspettino coooperazione, sarebbero affari. Non si aspettino sviluppo. Si troverebbero, al termine del percorso, più dipendenti di prima. Forse è il tempo che si arrangino organizzandosi tra loro senza aspettarsi nulla dagli altri. Se Johannesburg servisse almeno a questo non sarebbe stata del tutto inutile. Per il resto, siamo seri: smettiamola.