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Chi è Eugenio Melandri

Nasce a Brisighella (Ra) nel 1949. Nel 1974 entra nei missionari saveriani. Frequenta l'Università di Trento dove si laurea in sociologia. Nel 1980 diviene direttore della rivista Missione Oggi. In quel periodo è esponente di punta del mondo pacifista. Partecipa in prima linea alle manifestazioni contro l'installazione dei missili di Comiso, lancia la campagna per il disarmo unilaterale a cui aderiscono personalità di ogni posizione politica: da Carlo Cassola a P. David Maria Turoldo.

Sono gli anni dell'impegno pacifista e per la cooperazione internazionale. Nel 1989 accetta di candidarsi alle Elezioni Europee nelle liste di Democrazia Proletaria. Fa proprio in quel periodo un motto di Pedro Casaldaliga, Vescovo in Brasile: "Con Maria Dio si è fatto uomo in Gesù Cristo; Con Giuseppe Dio si è fatto classe".

Durante il mandato parlamentare è Vicepresidente dell'Assemblea paritaria UE - ACP che raduna i Rappresentanti del Parlamento europeo con i paesi di Africa, Carabi e Pacifico.
Effettua molte missioni in Africa, Asia e America Latina: dal Salvador dove riconduce a casa un gruppo di profughi che da diversi anni avevano dovuto abbandonare il paese, alla Mongolia che, con un suo rapporto al Parlamento, diviene partner economico dell'Unione Europea.

È a Cuba dove incontra diverse volte i leaders politici locali per preparare una risoluzione - approvata all'unanimità dal Parlamento - che apre le relazioni economiche tra Europa e L'Avana. Si impegna per la causa di tutti i popoli oppressi: dai Kurdistan al Sudafrica; da Timor est, al Nicaragua e Haiti.

Fonda, nel frattempo, l'Associazione "Senzaconfine", per i diritti degli immigrati e insieme con Dino Frisullo si spende perché i diritti non siano riservati ai soli cittadini italiani. Nel 1992 è eletto al Parlamento Italiano con Rifondazione Comunista, ma si dimette dall'incarico per non tenere due mandati parlamentari.
Dopo la parentesi parlamentare torna a lavorare nella società civile. E' presidente dell'associazione "Obiettori nonviolenti".
Con altri amici fonda "Chiama l'Africa" di cui è tuttora coordinatore. Viene chiamato a dirigere la rivista "Solidarietà internazionale" dalle cui pagine segue criticamente le vicissitudini della cooperazione.